in via Po
si snoda la vicenda del mio primo bacio, che stasera ho dovuto buttare giù per una persona che sta raccogliendo narrazioni di questa sorte.
Era l’estate del 1996, quella tra la terza media e la prima superiore.
Da qualche anno, ogni agosto andavo a trovare la mia amica Laura in un campeggio dove lei passava l’intera stagione nella roulotte coi suoi.
Li si annidavano le prime “compagnie”, quelle di amici storici provenienti da ogni parte della Toscana e a volte dell’Italia, che ogni santo anno si ritrovavano in quelle poche centinaia di metri quadrati di polvere rossa e pini.
Io e Laura invece eravamo delle outsiders che stavano a guardare da fuori.
Ero innamorata di uno degli INsiders, scodella di capelli biondi e fisico da mangiatore di prosciutti, stile Nick Carter (si, quello dei backstreet boys). Un metro e settanta per ottanta chilogrammi di panza.
L’occasione ci fu con ferragosto, tanti gavettoni, tante corse disperate per non farsi prendere, lui che mi versa una pentola di acqua gelata in testa mentre non me l’aspetto e poi mi sorride.
Laura mi dice che il tipo si chiama Daniele. Riempio la mia Smemo di disegni orrendi colorati da uniposca che riportano tutti la scritta DANIELE.
La sera i miei amici mi dicono che un tale Alessandro si è invaghito di me. Ma chi lo vuole Alessandro, io voglio DANIELE. Lo indicano: scopro che Daniele in realtà è Alessandro. Domani dovrò cambiare la mia smemo, cristo il dio.
Alessandro/Daniele/NickCarter mi invita ad uscire, facciamo una camminata intorno al Cavallino Matto (il famoso parco divertimenti del paese, tutto minigolf e tappeti elastici, grandi brividi).
Lui parla. E parla, parla e parla ancora. Non la smette più di parlare di moto, inseguimenti della polizia tra le vie di Firenze, e moto, e poi motorini e moto, moto, moto. Io ho la noia mortale che si è impossessata del mio cuore. A una certa si decide, io seduta sulla staccionata, lui mi prende il viso tra le mani e srotola la sua protuberaza viscida e porosa (intendo quella che vive nella saliva) dentro la mia bocca, io mi schifo, faccio una smorfia, lui “tutto ok?” io “si si…”. Fine del romanticismo. Torniamo al campeggio, lui fa il gesto carino di mettersi dalla parte di marciapiede vicina alle macchine che passano, per proteggermi. Una cosa molto tenera; un evidente sintomo del suo innamoramento già bello che partito. Il giorno seguente io e Laura andiamo in giro per il campeggio, lo becchiamo seduto su una panchina che legge una rivista di moto, gli passiamo davanti e non si accorge, io abbasso il giornale e gli dico “Ehi buongiorno”, lui mi risponde “Buongiorno” e torna a leggere il giornale.
3:25 pm • 4 March 2012 • 2 notes
all’esselunga di viale de amicis
lite alla cassa tra fidanzati sulla trentina:
Lui (mentre preleva con stizza le cibarie dal carrello per metterle sul nastro): “Certo che potresti fare qualcosa anche te.”
Lei (mani in tasca): “Scusa ma tanto lo stai facendo te… cosa posso fare?”
Lui (molto stizzito): “Niente, ma magari neanche stare lì a guardarmi con le mani in tasca, ecco.”
Lei (togliendo le mani dalle tasche): “Ok, allora ti guarderò così.”
9:56 am • 24 February 2012 • 1 note
da qualche parte
stanotte, ho sognato che mi guardavi severo e mi dicevi
“dal sette febbraio chiudiamo”
1:35 pm • 31 January 2012
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5:11 pm • 25 January 2012
in via della chiesa
ho scritto e cancellato un’infinità di post; parlavano della mia estate a barcellona, del mio autunno a parigi, del mio inverno a firenze. Alla fine ho deciso di parlare solo delle situazioni che ho sognato.
sogno #1: mi sveglio in una casa piena di amici che dormono allo stato brado, sono confusa, esco, sta piovendo ma io sono più furba del mio subconscio quindi mi dico a braccia tese: “se mi bagno è la realtà, se non mi bagno sto sognando”. mi bagno. continuo a camminare senza orientamento, incontro una famiglia di svedesi che mi guarda, mi avvicino, li saluto, mi abbracciano, mi baciano, ma rimangono immobili a fissarmi. mi dico “ah-ah! non sanno cosa dirmi! E’ un sogno.” mi invitano ad entrare, li osservo mentre i bambini giocano e gli adulti cucinano, poi a una certa non capisco più cosa ci sto a fare ed esco di nuovo, cammino per le strade vuote, nessun dettaglio mi ricorda dove devo andare e perché, quindi mi dico “devo solo trovare le indicazioni per l’autostrada, e poi è fatta.”
mi sveglio.
sogno #2: ho un apparecchio che mi fa malissimo, mi infilo una mano in bocca e stacco parte del ferro dal palato. mi sveglio, gesù cristo che dolore, lo avevo dimenticato.
sogno #3: ho di nuovo l’apparecchio ma non mi fa male, mi fa solo parlare come un’idiota. mi sento impacciata. scopro di essere la fidanzata di robert de niro. no, non è giovane, ma mi dico “che fico”. e poi limoniamo tantissimo. mi sveglio.
sogno #4: succedono delle cose che non mi ricordo, tante cose, e alla fine qualcuno incazzato con me per un qualche motivo mi getta in una pozza di fango e mi dice che devo rimanere due ore con quella roba schifosa appiccicata alla pelle. io però sono fortissima, riesco a scappare e mi fiondo sotto una doccia, dentro una stanza dove sfortunatamente c’è un pubblico e devo stare attenta a non farmi spiare. quando ho finito ci sono delle amiche che mi aiutano a vestirmi, mi danno una camicia da notte bianca pudica come quelle nei film ambientati nel ‘700, e poi chiedo a una di loro di prendere un paio di slip dal mio cassetto, che sennò la camicia traspare e si vede tutto. le dico “non prendere quelli con i teschietti”. mi sveglio.
sogno #5: una mia cara amica mi dice che forse ha fatto una cazzata, ha speso tutti i suoi risparmi per comprare un biglietto aereo e seguire il suo amore -ovvero un esemplare maschile di tipo alfa che puntualmente la fa soffrire-, che ha una cosa di lavoro da fare all’estero. le urlo in faccia con tutte le mie forze: “SEI SEMPRE SENZA SOLDI E GLI UNICI CHE RISPARMI LI BUTTI VIA COSI? MA ALLORA SEI CRETINA!” ci rimane male.
mi sveglio.
glielo racconto.
ci rimane male.
12:22 pm • 21 January 2012 • 4 notes
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6:52 am • 25 December 2011